Nuovi aumenti dei prezzi dei carburanti: le compagnie si accorgono solo dell’aumento del prezzo del petrolio

agosto 5, 2009

In questi giorni tutte le compagnie, come di consuetudine in questo periodo, stanno aumentando i prezzi dei carburanti nei distributori (la benzina è giunta in media ad 1,34 euro al litro, Shell a 1,35, il gasolio ad 1,16 euro).
Le compagnie giustificano tale aumento con l’aumento del prezzo del petrolio sui mercati internazionali.
Ma come mai si accorgono solo di questo è non dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro (passato da 1,40 ad 1,43); eppure in questo modo il prezzo del petrolio dovrebbe rimanere costante, se non scendere.
Come al solito le compagnie sanno solo adeguarsi agli aumenti del prezzo della materia prima e ne approfittano per aumentare i loro margini di guadagno sui carburanti.
Si chiede un intervento urgente del Governo che da un lato verifichi come mai l’adeguamento ai prezzi del petrolio sia solo in aumento (soprattutto in questo periodo) e avvii una seria politica di liberalizzazione delle stazioni di vendita, anche attraverso la grande distribuzione.
In tal modo si permetterebbe agli automobilisti di risparmiare, tramite una riduzione del costeo del carburante di circa 8-10 cents al litro, circa 100 euro all’anno

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620.000 auto blu in Italia: record mondiale

agosto 5, 2009

L’Italia detiene un primato mondiale non certo invidiabile: è il primo paese al mondo per numero di auto blu (le auto di servizio delle pubbliche amministrazioni).
Sono infatti 624.330 le auto blu circolanti in Italia, con un aumento di quasi il 3% negli ultimi mesi (e nonostante da più parti si parli sempre di tagli a questi mezzi, senza mai attuarli veramente).
Ciò contrasta con le disposizioni della legge n. 412/91 che disciplina la messa a disposizione delle auto blu solo per “i Ministri, sottosegretari di Stato ed equiparati, Dirigenti Generali preposti alle direzioni generali dell’amministrazione centrale o alle unità organizzative corrispondenti, responsabili di uffici periferici”.
Ormai inve ce non c’è più amministrazione pubblica, piccola o grande che sia, che non abbia la propria auto blu a disposizione del dirigente.
Sarebbe bene iniziare da subito a tagliare questa voce di spesa, spesso voluttuaria, nei blianci pubblici, invece che vessare i cittadini tagliando sui servizi essenziali o aumentando le tasse.


Altro colpo per la sanità barese – I NAS pongono sotto sequestro un laboratorio del Policlinico di Bari

agosto 5, 2009

Altro colpo per la sanità barese. I carabinieri del NAS, dopo un controllo al Policlinico di Bari, hanno posto sotto sequestro il laboratorio di analisi dell’unità operativa complessa di gastroenterologia universitaria a causa del ritrovamento di reagenti chimici scaduti, alcuni addirittura da dieci anni. Come è potuto succedere? Quali potevano essere le conseguenze dell’uso di queste sostanze? Ci sono ancora molte domande senza risposte, ecco perché è stato disposto il sequestro del laboratorio per ulteriori accertamenti, e una relazione è già stata presentata alla Procura di Bari. L’utilizzo di queste sostanze poteva falsare il risultato delle analisi, ecco perché è stato previsto il riesame di tutti i casi dell’ultimo mese. Fatto ancora più grave è stato l’utilizzo di tamponi scaduti su un uomo in attesa di trapianto di fegato.
Altro fatto increscioso è che il comitato regionale per la salute paga all’università un contributo per il servizio reso, in base anche alla qualità, e in questo caso i canoni ovviamente non sono stati rispettati. Il Policlinico dal canto suo tenta di mascherare l’accaduto dicendo che i pazienti sottoposti/in attesa di trapianti non hanno subito conseguenze e le loro analisi sono state alterate solo lievemente. Forse qualcuno dovrebbe ricordare loro che in casi così delicati anche una lieve alterazione può essere essenziale.
Il direttore della cattedra universitaria, professor .Alfredo Di Leo dice: “in tutte le procedure effettuate impiegando il suddetto reagente è stato accertato che: in nessun caso il sistema di controllo automatico (sempre attivo durante tutte le analisi di laboratorio) ha segnalato la presenza di anomalie; i livelli ematici del Tacrolimus nei pazienti monitorizzati non hanno subito significative alterazioni negli ultimi sette giorni, rispetto ai valori dei giorni precedenti”.
Se per questa volta sembra scongiurato il peggio, ci auguriamo che anche le prossime analisi ci diano un segnale positivo. Resta il fatto che una tale disattenzione e una tale mancanza sono inaccettabili e ci auguriamo che almeno questa volta qualcuno paghi per l’indecente circostanza e non resti un semplice fatto di cronaca dimenticato il giorno seguente.

Gabriele Del Buono


Decreto anticrisi, arriva un parziale rimborso per bond ed azioni Alitalia

agosto 5, 2009
Tra le misure del decreto anticrisi (d. n. 78 del 1 luglio 2009, pubblicato sulla G.U. n. 150 del 01.07.2009) la più interessante sembra quella riguardante il rimborso (sia pur parziale) per gli obbligazionisti ed azionisti della vecchia Alitalia (art. 19, comma 3, che sostituisce l’art. 7-octies del d. l. 10/02/2009 n. 5, poi convertito in legge 9/04/2009, n.33).
In particolare gli obbligazionisti avranno diritto a 0,262589 per ogni obbligazione posseduta (pari al 70,97% del valore nominale), mentre gli azionisti avranno diritto al rimborso di euro 0,2722 (pari al 50% del valore nominale).
Gli investitori non avranno però diritto al rimborso con denaro, ma questi titoli verranno convertiti in titoli di stato di nuova emissione, senza cedola e con scadenza 31 dicembre 2012, con taglio minimo unitario 1000 euro.
I rimborsi però non potranno superare 100 mila euro per obbligazionista e 50 mila euro per azionista.
Tali rimborsi dovranno essere richiesti entro il 31 agosto 2009 al Ministero dell’Economia, tramite gli intermediari finanziari presso cui sono depositati i titoli. Nella domanda bisogno dichiarare irrevocabilmente la volontà di trasferire al Ministero i titoli, e di rinunciare a qualsiasi altra azione o pretesa (es. una eventuale azione giudiziaria); poi entro il 30 settembre gli intermediari trasmetteranno le domande al Ministero, attestando la giacenza sui loro conti dei titoli stessi, e su richiesta di quest’ultimo gli intermediari trasferiranno i titoli sul conto della Banca d’Italia intestato al Tesoro.
Non prima di trenta giorni da questo trasferimento arriveranno sui conti dei risparmiatori i titoli di stato
Il Ministero dell’Economia assicura che anche coloro che avevano aderito alla precedente offerta (limitata al 32% del valore nominale dei titoli, in quel caso solo obbligazionari) potranno optare per questo nuovo tipo di rimborso; per questa opzione però per l’anno 2009 verrà stanziato un tetto massimo di spesa di 100 milioni di euro.
Tale soluzione, che scontenta molti, e che finisce per favorire colore che hanno speculato nell’ultimo periodo di negoziazione dei titoli, costerà allo Stato circa 200 milioni di euro per le obbligazioni e 130 per le azioni.
Ancora una volta i cittadini (lo Stato) pagano mentre i furbi (speculatori e proprietari della nuova Alitalia) ci hanno guadagnato….

Costi di recesso troppo alti: Sky condannata a rimborsare gli utenti

agosto 5, 2009

Il Tribunale di Roma ha condannato Sky Italia a restituire ai suoi ex utenti le penali di recesso anticipato che questi ultimi hanno pagato nel periodo aprile 2007-settembre 2008.
Infatti l’autorità giudiziaria, su ricorso di un utente patrocinato da una associazione dei consumatori, ha ritenuto illegittimo il pagamento del costo di recesso addebitato (che è variabile a seconda dei casi da 270 a 900 euro, a seconda dei pacchetti di trasmissioni attivati dall’utente) sulla base delle disposizioni del Decreto Bersani, che prevede che l’utente debba pagare costi di recesso pari a quelli sostenuti dall’operatore per disattivare il servizio.
Il Tribunale ha accertato che la somma da pagare sia di euro 11,4, e pertanto tutti coloro che hanno pagato costi superiori hanno diritto al rimborso.
La sentenza, pur essendo dell’aprile scorso, è stata resa nota solo ora, ed in questi giorni stanno giungendo le lettere agli utenti che hanno diritto al rimborso.


AQP trova l’accordo con Merryl Linch: via i titoli spazzatura

agosto 5, 2009

L’Ente Acquedotto Pugliese e la Banca Merryl Linch International hanno rimodulato il prestito obbligazionario erogato dalla Banca a favore dell’AQP, ponendo fine alla controversia pendente dallo scorso anno dinanzi al Tribunale di Bari per la ristrutturazione dello stesso debito.
L’operazione nasceva nel 2004 quando l’Ente e la Banca d’affari statunitense stipulavano un contratto consistente in un prestito obbligazionario di 165 milioni di sterline con scadenza 2018; la copertura di tale prestito avveniva tramite 3 operazioni mediante strumenti finanziari derivati (precisamente un cross currency swap in euro per eliminare il rischio di cambio, e che trasformò i 165 milioni di sterline in 250 milioni di euro, un ammortising swap per trasformare il flusso di interessi da tasso variabile a tasso fisso e cambiare il piano di rimborso passando da un’unica scadenza al termine del prestito a un piano di restituzione a quote costanti di 17,8 milioni di euro all’anno, e infine un interest swap rate che ritrasformava il tasso fisso in variabile con un tetto minimo e uno massimo, i cosiddetti floor e cap.).
Nucleo dell’operazione finanziaria era il sinking fund, fondo di ammortamento che l’Acquedotto si impegnava a creare a favore della banca con versamenti semestrali di circa 8,9 milioni di euro ciascuno, fino al completo versamento nel 2018, alla scadenza del prestito, dell’intero importo di 250 milioni di euro.
La banca investiva le rate del fondo in titoli obbligazionari a sua discrezione tra un paniere di titoli preventivamente individuati dalle parti; solo che tra questi titoli vi erano quelli di società già sull’orlo della bancarotta, come General Motors e Chrysler.
Il meccanismo di questo fondo prevedeva però che a perderci era solo l’Acquedotto: infatti se il fondo si fosse rivalutato i guadagni li avrebbe introitati la Banca, mentre se avesse perso sarebbe stato l’AQP a perdere, dovendo poi alla fine reintegrare la differenza tra il valore attuale del fondo e l’importo del prestito da restituire (che come già detto era di 250 milioni di euro).
In pratica la Banca aveva tutto l’interesse ad investire in titoli speculativi ad alto rischio: se questi andavano bene avrebbe guadagnato, se crollavano, non perdeva nulla (perchè perdeva l’Acquedotto).
Pertanto quando la gravità del rischio default dei titoli del fondo si è palesata in modo evidente ( e quando sia alla Regione Puglia e AQP sono andati via coloro che avevano sottoscritto questi contratti, e cioè Raffaele Fitto e Francesco Divella, all’epoca Governatore della Regione Puglia e Presidente dell’Ente Acquedotto), l’Ente cercò una via d’uscita, prima tentando di arrivare ad un accordo transattivo con la Banca, e poi, come già detto, lo scorso anno citando in giudizio la stessa dinanzi al Tribunale di Bari per “violazione degli obblighi di condotta e consulenza”.
L’accordo raggiunto in questi giorni prevede che il prestito obbligazionario sia “agganciato” a titoli emessi dallo Stato italiano (BOT, BTP, CCT) con minore rendimento ma maggiore sicurezza. L’accordo però ha avuto un costo di cui non si conosce la cifra; l’AQP afferma sia inferiore ai 13,1 milioni di euro che erano stati accantonati per questa operazione: in conclusione, i cittadini (essendo l’AQP un ente pubblico) hanno pagato comunque milioni di euro per una speculazione inutile che ha fatto guadagnare solo Merryl Linch.
E quanti altri enti pubblici si trovano nella stessa condizione ma non riescono ad uscirne? E se arrivassero alla scadenza del prestito perdendo praticamente tutto in queste pericolose operazioni?
Saranno purtroppo sempre i cittadini a pagare, perciò sarebbe meglio uscirne il più presto possibile.


Decreto anticrisi, arriva un parziale rimborso per bond ed azioni Alitalia

agosto 3, 2009
Tra le misure del decreto anticrisi (d. n. 78 del 1 luglio 2009, pubblicato sulla G.U. n. 150 del 01.07.2009) la più interessante sembra quella riguardante il rimborso (sia pur parziale) per gli obbligazionisti ed azionisti della vecchia Alitalia (art. 19, comma 3, che sostituisce l’art. 7-octies del d. l. 10/02/2009 n. 5, poi convertito in legge 9/04/2009, n.33).
In particolare gli obbligazionisti avranno diritto a 0,262589 per ogni obbligazione posseduta (pari al 70,97% del valore nominale), mentre gli azionisti avranno diritto al rimborso di euro 0,2722 (pari al 50% del valore nominale).
Gli investitori non avranno però diritto al rimborso con denaro, ma questi titoli verranno convertiti in titoli di stato di nuova emissione, senza cedola e con scadenza 31 dicembre 2012, con taglio minimo unitario 1000 euro.
I rimborsi però non potranno superare 100 mila euro per obbligazionista e 50 mila euro per azionista.
Tali rimborsi dovranno essere richiesti entro il 31 agosto 2009 al Ministero dell’Economia, tramite gli intermediari finanziari presso cui sono depositati i titoli. Nella domanda bisogno dichiarare irrevocabilmente la volontà di trasferire al Ministero i titoli, e di rinunciare a qualsiasi altra azione o pretesa (es. una eventuale azione giudiziaria); poi entro il 30 settembre gli intermediari trasmetteranno le domande al Ministero, attestando la giacenza sui loro conti dei titoli stessi, e su richiesta di quest’ultimo gli intermediari trasferiranno i titoli sul conto della Banca d’Italia intestato al Tesoro.
Non prima di trenta giorni da questo trasferimento arriveranno sui conti dei risparmiatori i titoli di stato
Il Ministero dell’Economia assicura che anche coloro che avevano aderito alla precedente offerta (limitata al 32% del valore nominale dei titoli, in quel caso solo obbligazionari) potranno optare per questo nuovo tipo di rimborso; per questa opzione però per l’anno 2009 verrà stanziato un tetto massimo di spesa di 100 milioni di euro.
Tale soluzione, che scontenta molti, e che finisce per favorire colore che hanno speculato nell’ultimo periodo di negoziazione dei titoli, costerà allo Stato circa 200 milioni di euro per le obbligazioni e 130 per le azioni.
Ancora una volta i cittadini (lo Stato) pagano mentre i furbi (speculatori e proprietari della nuova Alitalia) ci hanno guadagnato….