AQP trova l’accordo con Merryl Linch: via i titoli spazzatura

L’Ente Acquedotto Pugliese e la Banca Merryl Linch International hanno rimodulato il prestito obbligazionario erogato dalla Banca a favore dell’AQP, ponendo fine alla controversia pendente dallo scorso anno dinanzi al Tribunale di Bari per la ristrutturazione dello stesso debito.
L’operazione nasceva nel 2004 quando l’Ente e la Banca d’affari statunitense stipulavano un contratto consistente in un prestito obbligazionario di 165 milioni di sterline con scadenza 2018; la copertura di tale prestito avveniva tramite 3 operazioni mediante strumenti finanziari derivati (precisamente un cross currency swap in euro per eliminare il rischio di cambio, e che trasformò i 165 milioni di sterline in 250 milioni di euro, un ammortising swap per trasformare il flusso di interessi da tasso variabile a tasso fisso e cambiare il piano di rimborso passando da un’unica scadenza al termine del prestito a un piano di restituzione a quote costanti di 17,8 milioni di euro all’anno, e infine un interest swap rate che ritrasformava il tasso fisso in variabile con un tetto minimo e uno massimo, i cosiddetti floor e cap.).
Nucleo dell’operazione finanziaria era il sinking fund, fondo di ammortamento che l’Acquedotto si impegnava a creare a favore della banca con versamenti semestrali di circa 8,9 milioni di euro ciascuno, fino al completo versamento nel 2018, alla scadenza del prestito, dell’intero importo di 250 milioni di euro.
La banca investiva le rate del fondo in titoli obbligazionari a sua discrezione tra un paniere di titoli preventivamente individuati dalle parti; solo che tra questi titoli vi erano quelli di società già sull’orlo della bancarotta, come General Motors e Chrysler.
Il meccanismo di questo fondo prevedeva però che a perderci era solo l’Acquedotto: infatti se il fondo si fosse rivalutato i guadagni li avrebbe introitati la Banca, mentre se avesse perso sarebbe stato l’AQP a perdere, dovendo poi alla fine reintegrare la differenza tra il valore attuale del fondo e l’importo del prestito da restituire (che come già detto era di 250 milioni di euro).
In pratica la Banca aveva tutto l’interesse ad investire in titoli speculativi ad alto rischio: se questi andavano bene avrebbe guadagnato, se crollavano, non perdeva nulla (perchè perdeva l’Acquedotto).
Pertanto quando la gravità del rischio default dei titoli del fondo si è palesata in modo evidente ( e quando sia alla Regione Puglia e AQP sono andati via coloro che avevano sottoscritto questi contratti, e cioè Raffaele Fitto e Francesco Divella, all’epoca Governatore della Regione Puglia e Presidente dell’Ente Acquedotto), l’Ente cercò una via d’uscita, prima tentando di arrivare ad un accordo transattivo con la Banca, e poi, come già detto, lo scorso anno citando in giudizio la stessa dinanzi al Tribunale di Bari per “violazione degli obblighi di condotta e consulenza”.
L’accordo raggiunto in questi giorni prevede che il prestito obbligazionario sia “agganciato” a titoli emessi dallo Stato italiano (BOT, BTP, CCT) con minore rendimento ma maggiore sicurezza. L’accordo però ha avuto un costo di cui non si conosce la cifra; l’AQP afferma sia inferiore ai 13,1 milioni di euro che erano stati accantonati per questa operazione: in conclusione, i cittadini (essendo l’AQP un ente pubblico) hanno pagato comunque milioni di euro per una speculazione inutile che ha fatto guadagnare solo Merryl Linch.
E quanti altri enti pubblici si trovano nella stessa condizione ma non riescono ad uscirne? E se arrivassero alla scadenza del prestito perdendo praticamente tutto in queste pericolose operazioni?
Saranno purtroppo sempre i cittadini a pagare, perciò sarebbe meglio uscirne il più presto possibile.

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