La Corte dei Conti lancia l’allarme: 200 mila cartelle “pazze”

200 mila cartelle esattoriali irregolari: è questo l’allarmante dato diffuso ieri dal Procuratore Generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, all’inaugurazione dell’anno giudiziario del massimo organo della giustizia contabile.

Sono infatti tanti i casi di irregolarità commesse dalle società concessionarie del servizio di esazione tributi e per i quali sono stati contestati a numerosi ufficiali della riscossione i reati di falso, truffa e falso ideologico, in procedimento spesso conclusi con il patteggiamento della pena.
Inoltre ci sarebbero altrettante posizioni irregolari esaminate dalle Procure regionali della Corte dei Conti e da cui fino ad ora sono scaturiti giudizi di responsabilità amministrativa a carico di ufficiali della riscossione e società concessionarie.
Il Procuratore generale ha aggiunto che numerose indagini condotte dalla Guardia di Finanza hanno fatto emergere un quadro desolante nel settore della riscossione tributaria, caratterizzato da “procedure di riscossione assolutamente anomale”,anzi “in innumerevoli casi i concessionari, anzichè procedere alla ricerca del contribuente e dalla esecuzione forzata sui beni, si limitavano a registrare ‘a tavolinò accessi ed atti esecutivi improduttivi, un servizio organizzato non tanto per pervenire a una effettiva riscossione dei tributi, quanto per costruire una documentazione che potesse, ad un esame superficiale, apparire probatoria di un’intensa attività di riscossione che in realtà non era stata effettuata”.
Mentre sempre secondo i dati forniti da Ristuccia, con la riscossione diretta da parte dell’Agenzia delle Entrate, è stata avviata una sanatoriale esattoriale che ha prodotto entrate per lo Stato per 180 milioni di euro.
Per quanto riguarda invece i giudizi in materia di responsabilità per inadempimenti nel servizio di riscossione, ci sono state 25 condanne in appello per un risarcimento totale di circa 6,2 milioni di euro.

Da questo drammatico quadro emerge una diffusa illegalità che va arginata controllando attentamente l’attività delle società di riscossione, ancora prima che a queste vengano affidati tali compiti, per evitare queste situazioni ed altre ancor più gravi, come il recente fallimento di alcune società di riscossione.

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