La Corte Costituzionale boccia le leggi regionali contro il nucleare

La Consulta, con la sentenza n.331, ha dichiarato illegittime le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania, che vietavano l’installazione di impianti per la produzione di energia nucleare, fabbricazione di combustile nucleare e stoccaggio di rifiuti radioattivi sul proprio territorio.

In particolare, la corte ha affermato che tali leggi, approvate senza un’intesa tra Stato e Regioni, violano le competenze statali in materia di tutela dell’ambiente (art. 117, comma 2, lettera s, Cost.) e di sicurezza (art. 117, comma 2, lettere d-h, Cost.). Si legge infatti che “Non è immaginabile che ciascuna Regione, a fronte di determinazioni di carattere evidentemente ultraregionale, assunte per un efficace sviluppo della produzione di energia elettrica nucleare, possa sottrarsi in modo unilaterale al sacrificio che da esse possa derivare, in evidente violazione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale. Pertanto, le disposizioni impugnate contrastano con l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. nella parte in cui disciplinano i depositi di materiali e rifiuti radioattivi, e con l’art. 117, terzo comma, Cost., nella parte relativa agli impianti di produzione, fabbricazione, stoccaggio dell’energia nucleare e del combustibile, e vanno conseguentemente dichiarate costituzionalmente illegittime, con assorbimento di ogni altra residua censura”.
Pertanto l’art. 1 comma 2, legge Regione Puglia n. 30/2009, l’art. 8, legge Regione Basilicata n. 1/2010, l’art. 1 comma 2, legge Regione Campania n. 2/2010 sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi.

Noi comunque continuiamo ad esprime la nostra assoluta contrarietà alla scelta del ritorno al nucleare in Italia, perchè costoso, inutile e dannoso per la salute dei cittadini e dell’ambiente.

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