Mutui: obbligo di rinegoziazione per le famiglie a basso reddito

Con il Decreto Sviluppo, convertito in legge in questi giorni, è stato sancito l’obbligo per le banche di rinegoziare i mutui a tasso variabile, contratti da famiglie a medio-basso reddito (con ISEE fino a 35.000 euro).

I mutui per essere rinegoziati non dovranno essere di importo superiore a 200.000 euro e devono essere a tasso variabile per tutta la durata; il cliente potrà scegliere se chiedere l’applicazione del tasso fisso per tutta la durata o solo per un periodo. Non c’è distinzione tra mutui per prima o seconda casa e tra mutui per acquisto o per ristrutturazione.

Nel dettaglio la rinegoziazione può prevedere sia l’allugamento della durata, fino a 5 anni se la durata residua non diventa superiore a 25 anni; per quanto riguarda il tasso applicato invece, non può essere superiore al tasso che si ottiene in base al minore tra l’Irs in euro a 10 anni e l’Irs in euro di durata pari alla durata residua del mutuo ovvero, se non disponibile, la quotazione dell’Irs per la durata precedente, riportato alla data di rinegoziazione alla pagina Isdafix 2 del circuito Reuters, maggiorato di uno spread pari a quello indicato. In pratica, per un mutuo di 10 anni, il tasso sarà di poco superiore al 4%.

Ci sembra un provvedimento quanto mai opportuno per aiutare famiglie in difficoltà e “strangolate” da mutui che non riescono a pagare e ci auguriamo che le banche applichino correttamente queste disposizioni, senza creare difficoltà ai clienti.

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