Il Consiglio di Stato conferma lo stop all’aumento dei pedaggi autostradali

settembre 1, 2010

Il Consiglio di Stato ha confermato oggi il blocco dell’aumento dei pedaggi autostradali, già sancito nella sospensiva del TAR Lazio emanata lo scorso 4 agosto; è stato così respinto il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro quest’ultimo provvedimento.

Il blocco degli aumenti non è valido però per tutto il territorio nazionale: la IV Sezione del Consiglio di Stato ha infatti affermato che “deve essere interpretata nel senso di riferirsi non all’intero territorio nazionale, ma solo ai singoli segmenti stradali interessanti gli ambiti spaziali degli enti territoriali ricorrenti”; essendo stato il ricorso presentato dalla Provincia di Roma, da quelle di Pescara e di Rieti e da alcuni comuni dell’hinterland romano, solo nei tratti autostradali riccorrenti in questi territori non potranno essere applicati gli aumenti.

Dal canto suo, anche la Provincia di Torino aveva presentato ricorso al TAR Piemonte per gli stessi motivi, ricorso peraltro accolto (e sambra difficile che tale decisione possa essere impugnato vista la decisione odierna).

Riteniamo comunque che anche sugli altri tratti autostradali le tariffe maggiorate non possano essere adottate, in quanto ciò causerebbe un evidente disparità di trattamento con i tratti in cui gli aumenti sono stati vietati dalla giustizia amministrativa.

Ora chiediamo che le società concessionarie restituiscano agli automobilisti le somme da questi pagate in più nel periodo di vigenza degli aumenti (1 luglio – 5 agosto), ammontanti circa ad 8 milioni di euro.

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Il TAR Lazio conferma la condanna per pratiche commerciali sleali per i call center di Wind

aprile 5, 2010

Il TAR Lazio, con una sentenza su ricorso della Wind Telecomunicazioni, ha ribadito che i call center che attivano servizi telefonici con caratteristiche diverse da quelle prospettate alla clientela sono responsabili di pratiche commerciali sleali.

La controversia è partita da una sanzione di 215 mila euro inflitta nel marzo 2009 dall’Antitrust a Wind a causa del comportamento di suoi call center che avevano provveduto a concludere contratti di fornitura di servizi telefonici senza aver acquisito in modo inequivocabile il consenso del cliente e senza aver fornito tutte le informazioni necessarie al cliente per la sottoscrizione del contratto stesso.
La Wind contro tale provvedimento aveva inoltrato ricorso al TAR, che ha rigettato il ricorso confermando la sanzione.